Pompei, Ercolano e l’alba della moderna archeologia: il contributo napoletano alla cultura europea del Settecento

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 di Luigi Cirillo 

Il Settecento napoletano rappresenta una delle stagioni più feconde per l’intellettualità europea, in cui la città non si limita a essere crocevia artistico e culturale, ma si erge a fulcro di un’innovazione metodologica che segnerà la storia dell’archeologia. 

Le scoperte di Pompei ed Ercolano, iniziate sotto il regno di Carlo III di Borbone, configurano una vera rivoluzione epistemologica: non più semplice collezionismo antiquario, bensì indagine sistematica e scientifica della materia, capace di restituire l’antico in tutta la sua complessità e di proiettare l’immaginario romano sulle arti, sulla filosofia e sul gusto europeo contemporaneo. 

Il 1748 segna l’inizio degli scavi ufficiali di Pompei, città antica sepolta dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., un evento che cristallizzò vita e oggetti quotidiani in uno strato di cenere e lapilli. 

La scoperta di pavimenti a mosaico, intonaci policromi, suppellettili e calchi dei cadaveri fu interpretata immediatamente come testimonianza non solo artistica, ma antropologica. 

La città divenne laboratorio per architetti, pittori e scultori, che trovarono nei pavimenti musivi, negli affreschi e nelle decorazioni domestiche un modello di proporzione, armonia e narrazione figurativa che avrebbe influenzato l’arte europea fino al Neoclassicismo. 

Pittori come Fedele Fischetti e Corrado Giaquinto assimilarono modelli compositivi e cromatici, reinterpretando linee, prospettiva e gesto nei loro cicli decorativi e affreschi di palazzi nobiliari. 

Gli scavi, così, non furono mero recupero archeologico, ma fonte viva di linguaggio artistico.

 Ercolano, scoperta negli anni successivi, completa il quadro con un contributo ancora più straordinario: qui, la conservazione eccezionale di strutture lignee, suppellettili domestiche e opere decorative fornisce un modello quasi completo della vita quotidiana romana. 

Le ville, con atri, peristili, triclini e ambienti termali, consentono di comprendere l’organizzazione domestica, le abitudini culinarie, le funzioni rituali e la sensibilità estetica dell’antico popolo. 

Affreschi e stucchi, spesso di stile II e III pompeiano, mostrano una sofisticata padronanza prospettica, compositiva e cromatica, che anticipa gli sviluppi figurativi del Rococò e del Neoclassico europeo.

La luce, modulata attraverso finestre e cortili interni, e la resa dei volumi nelle pitture parietali costituiscono una lezione visiva che stimola i pittori settecenteschi a reinterpretare il rapporto tra figura, spazio e narrazione. 

Non solo pittura e architettura: i reperti in bronzo, i vasellami, i gioielli e gli strumenti musicali recuperati costituiscono fonte inesauribile per studi etnologici, economici e sociali.

L’analisi di questi oggetti, combinata con la documentazione scritta degli scavi, offre un quadro integrato della società pompeiana ed ercolanese, permettendo di ricostruire rituali religiosi, giochi, cerimonie domestiche e pratiche artigianali. 

L’attenzione metodica dei Borbone, con la catalogazione e il calco dei reperti organici e dei corpi delle vittime dell’eruzione, anticipa criteri di scavo e di restituzione scientifica che saranno adottati secoli dopo, conferendo alla Napoli del Settecento un ruolo pionieristico nell’archeologia moderna. 

Gli scavi e i reperti, inoltre, producono un impatto diretto sulla filosofia, la storiografia e la letteratura dell’epoca. 

Studiosi come Antonio Genovesi leggono nelle città sepolte strumenti per comprendere le radici della civiltà occidentale, l’economia antica e le forme di vita urbana, creando un ponte tra esperienza empirica e riflessione morale. 

La circolazione europea delle incisioni, delle stampe e dei diari di viaggio aumenta la conoscenza del mondo antico, influenzando architettura, urbanistica, decorazione e persino la musica, che trova negli spazi e nelle proporzioni classiche nuovi modelli di armonia e ritmo. 

L’archeologia diventa così catalizzatore di gusto e formazione intellettuale, e Napoli si afferma come centro imprescindibile della cultura europea. 

La ricezione delle scoperte non si limita al contesto accademico: collezionisti, aristocratici e sovrani europei vengono attratti dai reperti, dai calchi e dagli affreschi, desiderosi di possedere frammenti di un mondo che, fino ad allora, esisteva solo nella memoria letteraria. 

Le collezioni di Pompeii e Ercolano alimentano la creazione di musei, gallerie e sale dedicate alle antichità, tra cui il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fondato per custodire, studiare e valorizzare questi tesori. Ogni oggetto, dalla lampada a olio alle statuette in bronzo, diventa fonte di analisi storica, estetica e tecnica, contribuendo a formare un canone europeo di bellezza e conoscenza.

 Un elemento fondamentale delle scoperte settecentesche è la traduizione del dato archeologico in linguaggio artistico e accademico. 

Gli affreschi, i mosaici e le sculture ritrovate non vengono solo copiati o imitati: diventano modelli teorici, strumenti per riflettere su proporzioni, simmetrie, modulazione cromatica, composizione narrativa e decorativa. 

L’influenza sulla pittura napoletana e italiana è immediata: dalle ville nobiliari agli edifici pubblici, gli artisti assimilano le proporzioni classiche, i temi mitologici, la costruzione prospettica degli spazi, producendo un dialogo fecondo tra antico e contemporaneo. 

In conclusione, le scoperte archeologiche napoletane del Settecento costituiscono un punto di svolta nella storia della cultura europea. 

Napoli, grazie al lungimirante patrocinio dei Borbone e all’impegno degli studiosi, diviene laboratorio di metodo, di gusto e di conoscenza, dove l’antico diventa strumento di formazione intellettuale, estetica e morale.

Pompei ed Ercolano non sono più solo città sepolte: sono strumenti viventi attraverso cui leggere la storia, capire la società, interpretare l’arte e alimentare la creatività. 

La Napoli del Settecento, attraverso questi scavi, consegna all’Europa un patrimonio culturale, metodologico e filosofico che ancora oggi costituisce un faro per archeologi, storici, artisti e appassionati di bellezza e conoscenza.


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