di Annamaria Trotta, Annunziata Cirillo, Rosaria Trotta,
Nel corso del XVIII secolo la questione femminile comincia a proporsi nel dibattito culturale europeo pur rimanendo ai margini sia del piano giuridico che di quello sociale.
Il ‘700 rappresenta una fase di transizione in cui da un lato persistono strutture fortemente patriarcali e dall’altro si affiancano le prime riflessioni sulla uguaglianza tra gli individui promosse dall’Illuminismo.
A livello europeo la condizione della donna è caratterizzata da una quasi totale subordinazione all’autorità maschile. Le donne sono escluse dalla vita politica, sono prive di autonomia economica, confinate in prevalenza alla sfera domestica.
Tuttavia, proprio nel contesto illuminista, emergono alcune voci critiche che mettono in discussione l’idea della naturale inferiorità femminile.
Autrici come Mary Wollstonecraft in Inghilterra considerata la fondatrice del femminismo liberale e Olimpe de Ganges in Francia nota come autrice della “Dichiarazione dei diritti delle donne e della cittadina” anticipano temi che sono diventati centrali nel pensiero femminista moderno.
Sono tante le donne scrittrici scienziate, filosofe, traduttrici ad aver avuto un ruolo importante nel migliorare la condizione femminile ma che sono meno conosciute. Si pensi ad Emilia du Chatelet ricordata come moglie di Voltaire ma che in realtà è scienziata e filosofa di altissimo livello! E ancora Madame d’Espinay che da scrittrice e pedagogista promuove una educazione razionale per le bambine!
In Italia la recezione delle istanze illuministe è più cauta e meno incisiva sul piano sociale.
La struttura della famiglia patriarcale rimane saldamente dominante!
Il matrimonio continua a rappresentare il principale orizzonte di vita femminile con il convento, alternativa spesso imposta! L’istruzione femminile è limitata a ristrette elite aristocratiche e borghesi finalizzata più al decoro che all’autonomia intellettuale!
Ciò nonostante, le idee innovatrici del tempo prima di diventare libri, trattati, lettere politiche passano tra le manie che non compaiono in nessun frontespizio.
Mani femminili! Copiano ricopiano, traducono. A volte semplificano cancellando il proprio nome! La vera parte invisibile della storia!
Il ‘700 napoletano sembra essere il luogo degli uomini: filosofi, giuristi, scienziati, riformatori! Ma in profondità, in conventi silenziosi e case nobili si muove una folla di donne istruite! Non sono intellettuali, non pubblicano, non tengono cattedre. Non firmano! Eppure scrivono!
Scrivono al posto di altri perché è necessario non perché è riconosciuto!
Sono considerate inadeguate a rappresentare pubblicamente una idea!
Dunque un lavoro intellettuale silenzioso e necessario purtroppo dimenticato!
Il caso di Napoli evidenzia in modo emblematico le contraddizioni del 700 italiano. Grande capitale europea è centro vivace di elaborazioni illuministe. La città rimane segnata da una mentalità tradizionale e da una forte influenza ecclesiastica. La donna è identificata in prevalenza nel ruolo di moglie, madre o religiosa.
Nella esperienza della rivoluzione napoletana la donna non è protagonista di massa ma rappresenta un forte simbolo di emarginazione culturale e morale anticipando future rivendicazioni femminili. Rompe i confini tradizionali imposti alle donne!
Figure come Eleonora Pimentel Fonseca testimoniano come è possibile assumere un ruolo attivo nel dibattito politico soprattutto in occasione della rivoluzione di fine settecento. Intellettuale, poetessa, giornalista, caporedattrice del Giornale MONITORE NAPOLETANO
Luisa Sanfelice che non è una intellettuale ma rappresenta la donna coinvolta nelle vicende rivoluzionarie subendone la repressione! E tante, tante ancora!
Il tema è molto potente quando si parla della rivoluzione napoletana del 1799!
Le “giacobine popolari” hanno un ruolo reale spesso pagato con la vita. Non sono aristocratiche, non salottiere ma artigiane, venditrici ambulanti, popolane alfabetizzate! Sono staffette propagandiste, combattenti. Molte non hanno nome nei documenti ufficiali! Vengono arrestate, incarcerate, esiliate, persino impiccate con l’indicazione moglie di…, vedova di…., abitante al mercato….
Dramma storico della cancellazione dell’identità!
Il 14 Giugno 1799 una donna, dopo aver lottato davanti agli Scavi di Ercolano, muore presso la Reggia di Portici. Non si conosce il suo nome!
Nell’archivio storico del Banco di Napoli si evincono nomi di eroine e martiri come Donna Serafina dei Duchi Spagnoli Vergas compagne di Oronzo Massa di Lecce, generale dell’artiglieria che si asserraglia con lei e i patrioti a Castel Nuovo!
Una giovane vittima è Teresa Ricciardi di 14 anni, la cui unica colpa è di appartenere alla famiglia di Eugenio Ricciardi, rivoluzionario che ha donato le sue terre all’ospedale “Incurabili per permettere anche ai poveri di essere curati!”
Ricordiamo inoltre la Duchessa Fusco Eleonora Capano, Carolina Filangieri, vedova di Gaetano, Madame Gassere gestrice di una locanda a Monteoliveto. Ermenegilda Gabellone, Vincenza Petrucci, Vittoria De Amicis, popolana che prende l’iniziativa di intonare il Te Deum trascinando la folla in un canto collettivo di ringraziamento per la vittoria della R.N.
Dame aristocratiche e “giacobine della plebaglia” hanno agito per lo stesso evento storico ma da posizioni sociali radicalmente diverse per cui le aristocratiche sono giustiziate ma ricordate. Anche le popolane sono punite ma sono purtroppo dimenticate!
Viaggiando indietro nel tempo, immaginiamo il diagolo tra una popolana e una borghese: Nunzia e Isabella.
Isabella: Nunzia raccontami come trascorri le tue giornate tra i vicoli di Napoli…
Nunzia (Con gesti energici e voce ferma): La mia vita è tutto lavoro! Cucino, accudisco i figli, porto frutta e pane al mercato eppure non mi piego!
Ogni gesto una conquista, un piccolo potere che nessuno può portarmi via. E voi?
Isabella (avanza con un libro nelle mani): Io invece leggo, studio, uso la parola e la cultura per dimostrare che anche qui a Napoli la donna ha voce contro i molti che ci vorrebbero mute e decorative.
Nunzia (risponde con fierezza): Allora siamo entrambe forti! Io con la fatica dei vicoli e voi con la mente e le parole nei salotti.
Isabella: essere donne non significa essere passiva! Possiamo fare molto anche contro i limiti e le regole del nostro tempo!
Nunzia: Ogni giorno è una battaglia e ogni giorno è una vittoria!
Entrambe custodiscono nel loro cuore la consapevolezza della loro forza: povere, borghesi, autrici, copiatrici, combattenti, sono tutte capaci di cambiare il proprio destino!
Da donne abbiamo parlato di donne!
Argomentare sulla loro vita settecentesca non è solo esercizio storico ma un atto critico che consente di comprendere le radici di una disuguaglianza strutturale e di restituire visibilità alla donna, soggetto che la storiografia tradizionale ha a lungo marginalizzato.
Da donne abbiamo parlato di donne!
Perché la storia della loro condizione non rappresenta semplicemente un capitolo del passato ma una chiave per comprendere la costruzione della società moderna.
L’immaginario viaggio nel tempo mostra che le donne, in contesti diversi, sono capaci di esercitare forme di potere e autonomia. Sfidano i canoni del loro tempo con l’azione concreta, con l’educazione e la partecipazione intellettuale!
Nella Napoli del ‘700 costituiscono autonomia, incidono sulla realtà e contribuiscono al cambiamento. I loro “sussurri” sono un elemento fondamentale della storia sociale e culturale. L’emancipazione non è mai un risultato scontato! La libertà e l’uguaglianza sono conquiste da ottenere e da difendere! Ogni voce femminile che rompe il silenzio, ieri come oggi, ha il potere di cambiare la storia in modo permanente!
“Il cammino, nonostante tutto, passo dopo passo, poco a poco si farà”!

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