Napoli - Il Requiem di Mozart a San Lorenzo Maggiore

 

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di Giovanni Di Cecca

 

Il Requiem di Mozart è, probabilmente, l'opera più famosa del compositore salisburghese rimasta incompiuta a causa della morte dell'autore.

Fiumi di inchiostro sono stati versati sui motivi che hanno portato sia alla scrittura che alla morte del sommo maestro, ed è forse interessante ripercorrere la genesi e fine dell'opera.

L'ultima opera nota fu la Piccola Cantata Massonica.  Mozart completò l'opera il 15 novembre 1791; essa fu eseguita la prima volta a Vienna il 17 o 18 novembre, in occasione dell'inaugurazione del nuovo tempio della loggia massonica Zur gekrönten Hoffnung ("alla speranza incoronata"), di cui il compositore faceva parte. L'autore del testo è incerto: esso è stato attribuito a Emanuel Schikaneder (il librettista de Il flauto magico), ma si ritiene più probabile che sia invece di Karl Ludwig Giesecke.

La prima esecuzione fu un successo, il che rallegrò grandemente il compositore in un periodo in cui era di umore molto malinconico; egli (secondo quanto riferì più tardi la moglie Constanze) avrebbe commentato: «Se non sapessi di aver fatto cose più belle, penserei che questa è la mia opera migliore».

La cantata fu pubblicata postuma nel 1792, dall'editore Joseph Hraschanzky di Vienna. Questa prima pubblicazione fu finanziata dalla loggia massonica, a favore della vedova di Mozart e degli orfani.

Nel mese di Maggio 1791 (7 mesi prima della morte), Mozart fu nominato Kapellmeister aggiunto alla Cattedrale di Santo Stefano di Vienna, mansione non retribuita, ma che gli dava la possibilità di subentrare a Leopold Hofmann, il titolare ufficiale, gravemente ammalato, non appena il posto si fosse reso vacante.

Sul quando Mozart iniziò a scrivere il Requiem, non vi è data certa, ma probabilmente nell'autunno del 1791.

Il fascino dell'opera, oltre la sublime composizione del maestro, risiede anche nella nascita, genesi e morte dell'autore che, soprattutto nel periodo romantico, diede adito a leggende, di cui la più famosa è sicuramente quella narrata nel film Amadeus di Miloš Forman basato sull'opera teatrale di Peter Shaffer.

La storia più nota riguarda un messo, non meglio identificato, alto e magro, vestito di scuro, che nel luglio 1791, con una lettera senza firma e provvista di sigillo, commissionava a Mozart una messa funebre.

Il messaggero non avrebbe indicato al musicista il nome del committente, invitandolo anzi a non cercarlo. 

Secondo Georg Nikolaus Nissen (primo biografo e contemporaneo di Mozart, nonché marito in seconde nozze di Constanze Weber, che fu sposa di Mozart) sarebbe stato testimoniato dalla moglie di Mozart, Constanze, a cui il compositore confidò l'occasione e il motivo dell'incarico ricevendone l'approvazione. 

Seguendo il suo consiglio il musicista accettò la commissione in cambio di un certo compenso, senza però poter stabilire una data certa per la consegna. 

Secondo alcune fonti l'incombenza fu da lui vista come un presagio funesto che lo gettò da subito in un profondo stato d'inquietudine. 

A questo proposito si parlò anche di una lettera del settembre 1791, scritta in lingua italiana, inviata da Mozart a Lorenzo Da Ponte in cui il musicista si diceva ossessionato dalla figura sconosciuta che gli aveva commissionato un "canto funebre", lavoro che egli doveva assolutamente terminare; la lettera si rivelò poi un palese falso. 

Il "messaggero sconosciuto" era, secondo ricostruzioni storiche ben fondate, un dipendente del conte Franz von Walsegg di Stuppach, probabilmente un impiegato dello studio legale di Johann Sortschan, avvocato del conte, o Franz Anton Leitgeb, suo amministratore e, secondo altri, anche musicista della sua orchestra privata. 

Una diversa teoria lo individuerebbe come Johann Michael Puchberg, commerciante massone che Mozart conosceva bene e a cui doveva una discreta somma, che peraltro abitava nello stesso palazzo di Walsegg.

Considerando sia l'ipotesi di Puchberg sia quella di Leitgeb, diversi studiosi hanno ormai appurato che Mozart conoscesse non solo l'incaricato, ma probabilmente anche il committente, Franz von Walsegg. 

Il conte era proprietario del castello di Stuppach; musicista dilettante, era solito eseguire, nella cappella privata della dimora, composizioni non sue, ma che faceva arbitrariamente passare per proprie. 

Volendo commemorare la giovane moglie Anna Edlen von Flammberg, morta il 14 febbraio a soli 21 anni, decise di commissionare a Mozart, per la somma di cinquanta ducati, un Requiem che avrebbe poi spacciato per suo.

Secondo Nissen lo stesso messaggero si presentò poco dopo la morte del musicista chiedendo e ottenendo la composizione così come era, anche se non finita.

L'altra leggenda, palesemente falsa sul quale si fonda il già citato film Amadeus, è che il committente del Requiem fosse Antonio Salieri (nel film interpretato da un superbo F. Murray Abraham, la cui interpretazione gli valse l'Oscar).

Va anche detto che Salieri era affermato e venerato come compisitore, e quindi è estremamente improbabile che lo stesso Salieri lo avesse avvelenato per paura, anche se era noto che tra i due ci fosse una certa rivalità, fatto che fu anche confermato da Constanze, in particolare da parte di Mozart vi era dell'antagonismo in campo operistico, finalizzato a ottenere i favori della corte, come documentano diverse sue lettere.

La leggenda  della rivalità tra Salieri e Mozart fu anche aumetnata dal dramma in versi Mozart e Salieri (1830) di Aleksander Puškin, musicato poi da Nikolaj Rimskij-Korsakov nell'opera omonima, che diede origine negli anni '70 del XX Secolo all'opera di Peter Shaffer e dopo dal film di Miloš Forman Amadeus.

Altra leggenda riguardante il "messaggero sconosciuto" e l'ipotetico avvelenamento del musicista, attuato mentre stava componendo il Requiem, è quella di un emissario della massoneria incaricato di "punire" Mozart per aver rivelato alcuni segreti dell'istituzione messe in scena nel Flauto magico.

Il completamento del Requiem è legato soprattutto alle difficoltà economiche della vedova Constanze che prima chiese aiuto  a Franz Freistädler, allievo e amico di Mozart, e subito dopo all'altro allievo Joseph Eybler, chiedendogli di ultimare il lavoro.

Ma entrambi rinuciarono, ed infine si rivolse all'altro allievo del musicista, Franz Xaver Süßmayr che, essendo stato verosimilmente il più vicino a Mozart negli ultimi tempi, e avendo anche avuto la possibilità di suonare insieme al maestro alcuni brani del Requiem, era il più adatto a occuparsi del lavoro.

Egli riordinò  le carte del Maestro e completare il resto che mancava.

L'esecuzione dell'opera andata in scena nella duecentesca basilica napoletana organizzato dalle Associazioni Nova Neapolis APS e Pomerggio Musicale, Centro Incontri Musicali e con il patrocinio del Comune di Napoli e della Basilica di San Lorenzo Maggiore ha reso omaggio non solo al genio di Mozart, ma è stato anche un modo per ricordare Padre Bernardino Fiore che è stato a San Lorenzo Maggiore negli anni 2001-05, 2017-2023, anno della sua morte, che a sua volta è stato fratello della direttrice artistica Pia Ferrara che ha ricevuto la Medaglia d'oro del Comune di Napoli per i gli oltre 60 anni dedicati alla musica, al canto e alla diffusione della cultura, formando generazioni di artisti oggi protagonisti nei più importanti teatri del mondo.

Un’esperienza musicale di rara finezza quella offerta dal Coro Chorus Cordis e dall’Orchestra Le Fleur, interpreti sensibili e profondamente consapevoli dell’universo mozartiano.

La loro esecuzione ha saputo restituire, con equilibrio e raffinatezza, quella perfetta sintesi di grazia e rigore che contraddistingue l’opera di Mozart: ogni frase musicale è parsa scolpita con cura, ogni dinamica calibrata con intelligenza espressiva.

Il Coro ha brillato per compattezza timbrica e chiarezza di articolazione, mentre l’Orchestra ha sostenuto il tessuto sonoro con eleganza, valorizzando le trasparenze e le sfumature proprie di una scrittura tanto limpida quanto profondamente emotiva.

Di particolare pregio l’apporto dei solisti: il soprano Pia Ferrara, il mezzosoprano Anna Geremia, il tenore Walter Omaggio e il basso Ville Lignell, quest’ultimo subentrato con ammirevole prontezza in sostituzione di Antonio de Lisio, impossibilitato a partecipare per indisposizione febbrile.

Ne è scaturita un’interpretazione che non si limita a eseguire, ma che comprende e comunica, rendendo omaggio alla grandezza di Mozart con autentica sensibilità artistica.

Anche al Direttore d'Orchestra, Michele Carasia è stato conferita la Medaglia d'Oro del Comune di Napoli per il suo contributo alla musica nel corso della sua carriera.


Solisti 

Pia Ferrara, soprano 
Anna Geremia, mezzosoprano 
Walter Omaggio, tenore
Ville Lignel, basso (che ha sostituito Antonio de Lisio febbricitante)

Coro: Chorus Cordis

Orchestra: Le Fleur 

Direttore d'Orchestra: Michele Carasia 

 

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