![]() |
| Photo © 2011 Giovanni Di Cecca / MagnaPicture.com |
Della Sindone di Torino, il Telo che avrebbe contenuto il corpo di Cristo dalla deposizione della croce fino alla resurrezione, si è detto e scritto moltissimo.
Ciò che invece è passato molto sotto voce, e in molti casi del tutto e deliberatamente ignorato è quello che potremmo definire gli “effetti” che la Sindone di Torino ha generato nella cultura e devozione popolare nel corso dei secoli.
Fino al 1898, ovvero fin a quando Secondo Pia non effettuò la prima fotografia del Telo custodito a Torino, era di fatto considerato, a tutti gli effetti, autentico e senza possibilità di contropartita.
Quella fotografia, come detto, ha invece aperto una strada, dal punto di vista scientifico, interessantissima, che ha portato nel corso di più 100 anni a considerare la Sindone non più solo come un oggetto di culto, ma anche e soprattutto un reperto da studiare per cercare, usando il titolo di un libro del grande matematico e logico Kurt Gödel “La prova matematica dell’esistenza di Dio”.
Cosa si può intendere per “effetti” riferito alla cosiddetta Cultura Popolare?
Beh, certamente sono di diversa natura, e sono soprattutto di tipo iconografico.
Se escludiamo quello che molti colleghi sindonologi considerano tracce del Telo antecedenti la presunta datazione del radiocarbonio 14, ovvero tra il 1260 ed il 1390 (periodo in cui la Sindone era “scomparsa” dalla scena della Storia), ciò che rimane sono le copie che dalla Sindone sono state ricavate, o “cavate” come è scritto su molte copie ufficiali dall’originale.
Stiamo parlando, quindi, di copie a tutti gli effetti, che considerate come oggetti storici veri e propri assumono vita propria e solcano le dimensioni di Spazio e Tempo per giungere ai giorni nostri.
Il primo ad occuparsi di questo particolare tipo di Sindone fu il compianto Padre Luigi Fossati che complessivamente classificò le copie sindoniche (al 2000) in due macro categorie: datate e non datate: 36 datate e 34 non datate.
Va ricordato, che, dato il presupposto di affrontare le copie come oggetti storici, datate e non datate, non è detto che abbiano o non abbiano una storia dietro.
Questa premessa è fondamentale per poter affrontare al meglio il discorso.
Perché è fondamentale tale premessa?
Non è possibile stabilire con documentazione alla mano le motivazioni che hanno portato quella particolare copia in quel determinato posto.
Ci sono cenni, aneddoti, ma in molti casi, anche questo è oscuro, e forse non più rintracciabile
Ma perché sono state fatte le copie nel corso dei secoli?
In molti casi la risposta può sembrare ovvia, ma spesso, ovvia non è.
Se per noi del XXI Secolo avere una immagine da portare con se (un santino, una foto di un caro, una foto ricordo, ecc) è abbastanza semplice e scontato (con gli smartphone poi…) altrettanto non lo era nel cosiddetto periodo d’oro delle copie della Sindone ovvero tra il 1598 ed il 1697 quando vennero fabbricate un numero considerevole di copie del Sacro Lino.
Chiunque abbia visto la Sindone di Torino non può non aver notato quei due binari che racchiudono il “Testimone muto”, come ebbe a dire San Giovanni Paolo II, nell’Ostensione del 2000.
Infatti nella notte tra il 3 e 4 dicembre 1532, l’originale corse il rischio di andare per sempre perduta a causa dell’incendio del Castello di Chambery.
Caso vuole che qualche secolo dopo nel ipertecnologico XX Secolo, il Telo corse lo stesso rischio di andare perduto per sempre a causa di un incendio.
Fu il Vigile del Fuoco Mario Trematore a strapparla alle fiamme della Cappella del Guarini nel 1997, a suon di mazza e fede per abbattere il vetro infrangibile che lo custodiva.
Quindi la prima motivazione delle copie era quella della preservazione dell’originale.
Tra gli esemplari pervenuti a noi la più antica (datata) è quella che conservata a Lierre (Belgio) nella chiesa St. Gommaire del 1516, di notevolissimo interesse, poiché riporta l’impronta sindonica senza i binari successivi all’incendio di Chambery, ma che presenta altre bruciature, segno che il Telo ha subito diverse vicissitudini nel corso dei secoli.
Dopo l’incendio e l’opera di “restauro” delle suore Clarisse di Santa Chiara iniziò il cosiddetto periodo d’oro delle copie (datate) ben 32 su 36 in poco più di 100 anni
A parte conventi e potenti del tempo che avevano in dono la copia della più preziosa delle reliquie della Cristianità, molte altre copie della Sindone furono create come dono di nozze per le principesse di Casa Savoia.
Copie ed originale, come è ovvio, non potevano non andare di pari passo.
Ma i Padri Teatini che ruolo hanno in questa storia e come arriva la copia a Napoli?
A parte ovviamente, Torino e Roma che posseggono svariate copie, in tutta la Campania sono presenti ben tre copie della Sindone due a Napoli ed una a Salerno.
Quella di Salerno (in ostensione in Duomo nel 2015) sappiamo la data (1665) e che fu donata al Monastero delle Clarisse di San Michele Arcangelo, in modo più esplicito a Suor Virgina Quaranta per interessamento di dell’erudito salernitano Don Orazio Quaranta, segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari, che era stato addetto alla corte dell’infanta Jolanda Margherita di Savoia, figlia di Vittorio Amedeo I e sposa di Ranuccio II Farnese Duca di Parma
Le copie napoletane sono una datata (ufficialmente, 1652) attualmente in possesso delle Suore di Clausura del Carmelo ss. Giuseppe e Teresa, Monti ai Ponti Rossi, mentre la seconda è proprietà dei Padri Teatini di San Paolo Maggiore al Centro Antico.
Sfortunatamente di quella delle suore di clausura non possiamo dire nulla se non che fanno parte della categoria della datate e che fu messa a contatto con l’originale, come riportato da una scritta in latino: Omni dimensione simillimun exemplar sacratissimae Christi Sindonis – Taurini in maiore Templum reposite – Contactu Prototypi consegratum Archieposcopi mani – coram Regia Sabaudie Celsitudine Anno Domini MDCLII (tradotto: Della dimensione originale del sacrissimo Cristo Sindonico, conservata nel Duomo di Torino, consacrata per contatto con il prototipo dall’Arcivescovo, prima di Sua altezza Reale Savoia – Anno del Signore 1652).
Ma quella dei Padri Teatini, è un interessante giallo letterario.
Innanzitutto come avviene l’incontro “fatale” tra la Sindone, la copia ed i Padri Teatini?
![]() |
| Isabella di Savoia |
La figura sul quale ruota tutta la storia è la Principessa Isabella di Savoia figlia del Duca Emanuele I il Grande (detto “tet du fé”, “testa di fuoco”, per le sue doti militari) che andò in sposa a Alfonso d’Este Duca di Modena e Reggio
La principessa, aveva come Padri confessori Padre Vincenzo Giliberti e Padre Vincenzo Megali, Teatini, che furono grandi predicatori e molto si prodigarono per la società torinese con opere di carità.
Il loro intento, era quello di poter aprire una casa teatina a Torino, essendo il loro Ordine in piena espansione.
Come detto in precedenza le copie della Sindone erano anche un simbolo di Casa Savoia ed era quasi sempre un dono che veniva fatto alle principesse quando contraevano matrimonio.
In particolare modo, la principessa sabauda, come riportato in una cronaca d’epoca di Padre Valerio Pagano, era molto devota alla Sindone, tanto da spingere il Duca Emanuele I a donargliene una copia che l’avrebbe accompagnata nella sua nuova “residenza” di Modena, dopo il matrimonio, che avvenne il 22 febbraio 1608.
Dalle Cronache di Modena 1621-1629 si evince che la copia della Sidone in possesso della Principessa fosse usata anche per le processioni del Venerdì Santo:
Adì 25 Venerdì Santo. La serenissima infante ha donato ai Padri Teatini una Santa Sindone grande come la vera di Torino cosa bellissima e di gran devozione, et ha toccato quella con bella cornice d’oro. Oggi alla predica l’hanno mostrata con l’intervento della Corte e gran concorso di popolo, ciascuna persona ha guadagnato cento anni di indulgenza.
Lo stralcio, però non indica l’anno, ma sta di fatto che Isabella muore nel 1626, segue che la data più plausibile della ostensione della copia della Sindone compresa tra il 1621 ed il 1626, è 25 marzo 1622, venerdì santo.
Un altro attore irrompe sulla scena, anch’esso legato alla Principessa Isabella ed è Padre Andrea Pescara Castaldo, all’epoca Preposto Generale dei Chierici Regolari, che iniziò una visita Canonica per le Case Teatine di Lombardia e si fermò a Modena, al tempo in cui la Principessa era già sposa del figlio del Duca d’Este.
Qui il Padre teatino si adoperò molto, tanto che la principessa Isabella ne rimase molto colpita e decise di regalare una copia della sua Sindone al Preposto Generale.
Ma la storia qui si tinge di un giallo storico: quale copia regala la principessa al Padre Teatino?
La domanda è lecita poiché, se è vero che la copia non è datata, vero è che esiste un atto notarile di Aniello Capohistrice, regio e apostolico notaio di Napoli, datato 31 dicembre 1616 che riporta un documento, un biglietto (l’originale è probabilmente perduto per sempre), della principessa sabauda che datato 27 maggio 1616 (ovvero quattro secoli fa esatti) la cui traduzione è riportata di seguito:
Molto Reverendo Padre, ho ricevuto la sua lettera per mano del Padre Don Marcello e mi rallegro nel leggere che Vostra Paternità ha molto gradito il sudario che le ho inviato, la cosa di per sé merita di essere gradita, anche perché non l’avrei inviata a nessun’altra persona se non a Vostra Paternità, perché so bene che lei la terrà in quella considerazione che merita.
Come mi ha promesso la conserverà senza mostrarla ad alcuno, glielo chiedo per mia tranquillità, e perché nessuno lo sappia, le scrivo la presente di mio pugno con pregarla di conservare l’immagine senza che si sappia. Per me sarà di gran conforto e le sarò molto grata. Termino raccomandandomi alle sue preghiere.
Modena, 27 Maggio 1616
Isabella Este Savoia
In pratica Isabella di Savoia aveva regalato una copia della Sindone di Torino ai padri teatini, in modo particolare a Padre Andrea Pescara Castaldo.
La cosa interessante è che nella lettera è chiaramente espresso che la copia del Telo deve essere nascosto alla vista pubblica almeno fin quando non fosse morta lei o il padre.
Ma perché?
Se è vero che il 25 marzo 1622 a Modena c’era stata una processione della copia della Sindone a Modena come faceva a stare a Napoli da 6 anni?
A queste domande esiste un altro documento scritto da Padre Valerio Pagano che svela il mistero:
L’Anno 1616 mentre P. D. Andrea Pescara Castaldo nostro Generale faceva la visita di tutte le nostre Case di Lombardia, e venne in Modena si adoperò talmente con sue preghiere, et anco con il aiuto del P. D. Vincenzo Giliberto suo confessore che li promise darvene copia esquisita, ma con promessa sicura di ne pubblicarla, ne a farla vedere niuno insino che, o si havesse licenza dal Duca suo padre, il che lei haveva procurato, o pure dopo la morte del Duca suo padre, o sua e così ella ne fece fare una copia con tutte le misure, e li lineamenti da un diligente pittore e la mandò in Roma accompagnata con una sua lettera scritta tutta di mani sua in lingua spagnola sotto la data di 27 di magio 1616. Scrisse di sua mano perché non volle fidarsi di secretario ne altra persona e prega il detto Padre Generale a ricordarsi de la promessa fattali a non farla vedere a niuno.
Questo stralcio inequivocabilmente ci dice che al tempo del 1622 esistevano una copia “master” ed una copia “copia” della Sindone, e quest’ultima si trova a Napoli nella Basilica di San Paolo Maggiore, che a quanto pare è l’unica sopravvissuta a quella di Modena, di cui, allo stato attuale, se ne è persa completamente traccia.
La segretezza fu imposta per non subire le ire del Duca Emanuele I se avesse saputo della creazione di una copia non autorizzata.
Bibiliografia:
• Giovanni Di Cecca, La Sindone dei Teatini, Aracne Editore 2012
• Giovanni Di Cecca, The Shroud of Theatines, Atti di convegno Advanced Turin Shroud Investigation, Università di Bari 2014, pp 64-72
• MS. SAN MARTINO, vol. 570, carte 46r,v – 47r,v Biblioteca Nazionale di Napoli (Documento “Donazione”)
• MS. SAN MARTINO vol. 564, carte 275r,v – 276r,v – 277r,v – 278r,v Biblioteca Nazionale di Napoli (Documento Storia della Sindone)
• Luigi Fossati – la Sacra Sindone – Storia documentata di una secolare venerazione, Elledici, 2000, pp 170, 176

_-_Ritratto_di_Isabelle_di_Savoia_d'Este_(cropped).jpg)
Commenti
Posta un commento