di Annamaria Trotta, Rosaria Trotta
Napoli, 1780! Immaginiamo di entrare in un salotto musicale in un palazzo aristocratico vicino al Teatro San Carlo, centro della vita musicale europea!
Il salotto è frequentato da nobili, cantanti e compositori.
Le finestre sono aperte! E’ una serata molto mite, le candele sono accese.
Al centro della stanza un cembalo, sul tavolo spartiti sparsi.
Le dame offrono rosolio e vino agli appassionati di musica che non è solo intrattenimento ma prestigio sociale e moda culturale!
Appena entriamo tre figure attirano la nostra attenzione: Niccolò Piccinni, Giovanni Paisiello, Domenico Cimarosa.
Il maestro Piccinni è il più anziano del gruppo. Elegante, autorevole! Ha visto i grandi teatri d’Europa. Sta raccontando aneddoti su Parigi e le discussioni musicali con i sostenitori di Christoph Willibald Gluck che sostengono che la musica deve servire il dramma con meno virtuosismo e più semplicità! Sorridendo dice: “I francesi discutono molto ma quando ascoltano una buona aria italiana smettono subito di argomentare!”.
Giovanni Paisiello gli è accanto! E’ raffinato, diplomatico, spiritoso. Piace sia alle corti che al pubblico. E’ appena tornato dalla corte di Caterina II di Russia! Sta sfogliando uno spartito e commenta: “San Pietroburgo è meravigliosa, monumentale ed elegante ma in inverno è molto fredda, nevosa, con fiumi e canali gelati. Un paesaggio bianco e suggestivo! L’imperatrice ama la musica e il sole di Napoli! Per la sua corte ho scritto molte opere!”.
Intanto si avvicina al cembalo per provare qualche accordo raffinato per poi cedere il posto a Domenico Cimarosa!
Domenico è il più giovane, il più vivace e per la sua naturale ironia anima varie conversazioni! Seduto al cembalo improvvisa una melodia brillante.
Paisiello ride: “Cimarosa, se continui così domani al San Carlo mi ruberai il pubblico!”. Domenico senza smettere di suonare: “Maestro, il pubblico di Napoli è generoso, applaude tutti purché la melodia sia buona!”.
I cantanti presenti chiedono consigli! Tra loro c’è anche Luigi Marchesi, uno dei cantanti più celebri dell’epoca, famoso per la bellezza della sua voce potente e brillante e per l’eleganza sulle scene! Molte arie vengono scritte apposta per la sua vocalità agile, luminosa con estensione altissima.
Insieme ad altri cantanti castrati, icone dell’opera barocca, è un divo del suo tempo!
Nel salotto le conversazioni scivolano tra musica, teatro e rivalità eleganti.
Succede veramente di tutto!
Tra candele che illuminano gli specchi dorati le donne non sono spettatrici ma protagoniste. Guidano scambi di idee, scelgono ospiti e aprono ventagli…!
E così tra sorrisi appena accennati si parla di musica, filosofia, amore e naturalmente qualche pettegolezzo! Un ventaglio che si apre parla un linguaggio segreto per le nostre donne le cui vite si svolgono dentro regole rigide e ben sorvegliate.
Spesso i sentimenti veri non potevano essere espressi apertamente. Galeotto è il ventaglio che non è solo un modo per rinfrescarsi o completare l’outfit ma diventa una piccola arma segreta che può mandare messaggi chiarissimi senza dire una parola.
Chi conosce le regole non scritte della galanteria capisce subito il segnale!
E così che Eleonora rivela la sua simpatia a Filippo appoggiando delicatamente alla guancia il suo ventaglio. Invece Beatrice col ventaglio chiuso, che sfiora le labbra, fa un invito a Paolo per un colloqui più intimo. Caterina lo muove rapidamente: tradisce un pizzico di gelosia per Ferdinando!
Il ventaglio è un gioco di seduzione, le donne lo usano con teatralità raffinata rendendo, una voce silenziosa, un simbolo di intelligenza, di strategia, sottile arte di conversazione che contribuisce a fare dei salotti napoletani uno dei centri culturali più raffinati d’Europa!
Testi utili
- Treccani
Dizionario Biografico degli Italiani
Voci Paisiello, Cimarosa, Piccinnni
www.treccani.it
- Guglielmi Federico
Il ventaglio e il suo pubblico: costume e musica nei teatri italiani.

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