Superstizione, filtri d’amore e dicerie nella napoli del ‘700

 


di Annamaria Trotta

Napoli nel ‘700 una vera capitale culturale d’Europa: conservatori musicali famosi, salotti aristocratici eleganti e dibattiti accesi sull’Illuminismo! 

Ma sotto quella parvenza di modernità batte un cuore antico, pieno di simboli, riti e credenze popolari! 

La città vive in un equilibrio affascinante: la razionalità a braccetto con la magia dove la superstizione è il modo per dare un senso al mondo! 

Napoli è così: una città dove il Vesuvio guarda il mare e ricorda agli uomini che la ragione cammina sempre accanto al mistero! E’ proprio dal mare le sirene continuano a cantare le meraviglie nascoste perché nessun secolo, anche il più illuminato, ne ha mai spento l’incanto.

“Io sono Partenope, custode di Napoli e questo è il mio mare! Da quando ho toccato queste rive, la città che voi chiamate Napoli non ha mai smesso di ascoltare il mio canto! Nel settecento, lo odo mescolarsi al rumore delle carrozze, alle voci dei mercati, ai sussurri nei vicoli! 

Accanto a me intonano melodie le mie sorelle: Leucosia, voce dolce della memoria, ricorda le megare, esperte di erbe e riti, a metà tra guaritrici e confidenti. 

La gente le consulta per sogni strani, malefici da sciogliere e amori da accendere, soprattutto le donne.

Nessuno le teme anzi le rispettano perché uniscono erbe, medicina popolare e una intuizione profonda!

L’amore, incastrato nelle rigide regole sociali del tempo, ispira un sacco di rimedi magici: i filtri sono spesso riti casalinghi! Infusi di miele e vino dolce, acqua di fiori d’arancio oppure oggetti dell’amato! 

Mentre si preparano si recitano preghiere e formule. Ogni semplice gesto si trasforma in una magia speranzosa! 

Persino nei salotti raffinati, ancora più suggestivi visti dal mare, tra musica da camera e chiacchiere filosofiche, le dame nascondono amuleti tra i merletti e i ventagli! L’aristocrazia non è solo razionale, ha anche una spiritualità intima e discreta. 

A Napoli nulla si perde, tutto resta nascosto ma vivo!

Esce dall’acqua Ligea, voce potente e melodiosa nota per attirare i marinai verso gli scogli! Ma canta anche gli incantesimi: le parole dette 3 volte, i segni tracciati nell’aria, l’olio che si apre nell’acqua! La paura più grande? 

Il malocchio colpevole di sfortuna e turbamenti! 

Il corallo rosso contro le energie negative, talismani nascosti negli abiti, tutti scudi spirituali e potenti.

Tra uno sciabordio e l’altro Cimadoce, voce inquietante di presagi, testimonia che “sente ciò che deve accadere!” 

Nel settecento, sotto Ferdinando IV, la città trema anche quando ride! 

I palazzi, visti dal mare brillano ma nei vicoli cresce un’ombra! 

La sirena adagiata su uno scoglio narra del tempo che “aveva visto”: La Rivoluzione Napoletana tra voci, fuoco e cadute! E mani che stringono il corno rosso!

Ogni onda conosce un segreto, ogni scoglio custodisce un mistero. 

Parole antiche, gesti ripetuti, segni contro il male. 

Le superstizioni non sono solo paure, sono linfe di una città viva capace di fondere religione, magia popolare, arte e scienza.

Le sirene, che vegliano sul golfo, raccontano di: re, nobili, alchimisti come Raimondo di Sangro e di cittadini che cercano sogni e presagi nella vita quotidiana. 

Ogni simbolo, ogni rituale, ogni storia, di fantasmi o miracoli, è un filo nel grande arazzo della Napoli del ‘700 dove il soprannaturale non è separato dalla realtà ma la cavalca come un’onda capace di incantare e spaventare.

Mentre il mare lambisce Napoli, io Partenope concludo il mio canto, monito ed invito a non dimenticare che la magia non risiede solo nella leggenda ma nel cuore di chi sa ascoltare, pronto a cantare oggi come allora!”

Napoli nel suo ‘700 di luci e ombre, di superstizioni e scienza rimane così unica ed eterna, capace di stupire chiunque osi perdersi nei suoi vicoli e nella sua storia!

 
Testi utili:

R. De Simone
La Tradizione magica napoletana
Ed. Einaudi
 

E. De Martino
Sud e Magia
Ed. Feltrinelli

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