Gira su Internet, in particolare su Youtube, un video risalente alla fine degli anni 40 del XX Secolo un video-cinegiornale della British Pathé che mostra un'automobile che si ferma, attacca la spina al telefono e due gentili signorine telefonano dalla macchina.
Sembra una fake, ma non lo è!!!
Per quanto assurdo possa sembrare, ma è un altro dei tanti primati di Napoli e del suo ingegno!!!
Nel 1949 due studiosi napoletani, Mario Iovine e Angelo Maiello, progettarono un prototipo di spina telefonica pubblica dove, fermandosi con l'automobile, era possibile telefonare a qualcuni semplicemente inserendo una spina classica telefonica nella presa ed usando il teleono in macchina per telefonare.
Il modello riprende quello che nel 1952 compariva a Piazza San Babila a Milano, ovvero una la prima cabina telefonica pubblica (stesso metodo di telefonata solo in uscita), con la variante che invece di usare un telefono installato per terra in un posto specifico, ci si fermava con la macchina se semplicemente si collegava l'apparecchio nella spina e si telefonava.
L'idea in se, vista anche a quasi 80 anni di distanza, era eccezionale per un paese come l'Italia uscita malconcia dal Secondo Coflitto Mondiale, che guardava al futuro e alle opportunità che questo poteva dare.
Perché fallì l'auto-telefono
Se non fosse rimasto un cine giornale degli anni 40 del XX Secolo, e quella strana logica degli algoritmi al tempo dei social, di questa stravagante, futuristica e ambiziosa idea non sarebbe rimasto praticamente nulla.
Il fallimento fu causato da una serie di concause, tra le quali principalmente:
il costo del cablaggio: se nel XXI Secolo abbiamo ancora problemi in Italia per la cablatura a Fibra Ottica pura (cioè solo il cavo ottico) ed esistono città con cavi ottici fin dentro le abitazioni e altre realtà che non hanno neanche idea di cosa sia, non c'è da meravigliarsi se dopo la Seconda Guerra Mondiale (persa) il costo di per il cablaggio delle spine era oltremodo impensabile (le cabine telefoniche iniziarono a diffondersi a macchia d'olio tra la fine degli anni 60 e gli anni 70 del XX Secolo);
scomodità del sistema: Se vi era un costo elevato nel cablare, diventava anche necessario farlo in modo che fosse semplice da trovare, e se vi erano più utenti pronti a telefonare appena una spina si liberava, va da se che era come vedere le scene delle persone in coda alle cabine pubbliche negli '80 - '90 del XX Secolo che dovevano fare una telefonata e capitava il classico militare che diceva alla sua fidanzata il famoso sloga: "mi pensi, ma quanto mi pensi..."
commutazione automatica primordiale: per noi è normale avere uno o due schede nello smartphone eo cellulare con due linee diverse (ed eventuali compagnie diverse) e fare e ricevere chiamate. Ma fino agli anni '90 era molto facile avere una linea telefonica duplex, ovvero una condivisione di una singola linea fisica tra due utenti diversi. Molto diffusa in Italia tra gli anni '60 e '80 per risparmiare sui costi di abbonamento, permetteva a due utenze vicine (spesso vicini di casa) di condividere lo stesso cavo. Negli anni '40 - '50 del XX Secolo era diffusa un'altra metodologia, ovvero una centralinista collegava manualmente le linee telefoniche per far connettere due utenti. La commutazione automatica di linea telefonica era quasi del tutto inesistente e fu un altro dei problemi che attanagliava il progetto di Mario Iovine e Angelo Maiello
Conclusioni
Se fallimento fu, usando un classico principio di Fisica: nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si ricicla (o si evolve), il progetto di Iovine e Maiello è stato alla base delle cabine telefoniche che, come detto, iniziarono a comparire a Milano per poi diffondersi i tutta Italia, divendendone un tratto caratteristico del panorama urbano (anche se non come quello delle Cabine Telefoniche Rosse di Londra).
Ciò che rimane è come il genio napoletano è spesso in anticipo rispetto ai tempi e capace sempre di plasmare il futuro

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